Saturday , 23 September 2017

Una Serie A Povera

Dopo la giornata di campionato di ieri è tornato in auge il problema della crisi del nostro calcio. La serie A, una volta etichettato come “il camponato più bello del mondo” è invece in caduta libera da qualche anno, con gli scandali recenti che non hanno certo aiutato a dare una bella immagine.

Una serie A sempre più povera insomma, che ormai viene considerata alla stregua di campionati una volta molto inferiori, come quello francese o peggio ancora quello russo.

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Cercheremo di mettere i punti uno dietro l’altro, in modo da collegarli il più possibile e formare una sorta di struttura circolare.

POVERA DI GOL – Partiamo da questo fatto, che è forse quello più fresco. E’ vero, noi italiani siamo sempre stati famosi per essere dei “catenacciari” ma certamente i 14 gol segnati nel turno appena passato sono veramente pochissimi. Ben cinque partite a reti bianche hanno regalato agli (annoiati) spettatori una delle giornate di campionato più soporifere che si ricordino. Oltre a questo punto poi lo spettacolo scarseggia, anche nei match in cui si segna tanto.

POVERA DI CAMPIONI –  Dopo aver parlato dello scarso spettacolo la diretta conseguenza è quindi sottolineare il livello dei giocatori del nostro campionato. Per cominciare diremo che manca un pallone d’oro, dopo ben 30 anni. In breve non c’è nessun vincitore di questo titolo che giochi in una squadra di A dopo l’addio di Ronaldinho al Milan. Questo è sicuramente indicativo, senza contare poi che i nazionali scarseggiano sempre più,  non si riesce a riportare in Italia campioni nostrani quali Giuseppe Rossi, e soprattutto quei “top player” che possono far fare il salto di qualità in Europa sono sempre meno, poichè attratti da campionati più affascinanti.

POVERA DI GIOVANI – L’età anagrafica delle squadre del nostro calcio piange. Basti pensare che nelle compagini europee migliori ci sono giovani che esordiscono nemmeno maggiorenni e finiscono per giocare titolari. In Italia invece la situazione è ben diversa, il coraggio di mettere in discussione i talenti è sempre meno, e a rimetterci è il futuro. Un esempio è la nostra Under 21, dove solo 3 giocatori sono appartenenti a squadre della serie A. Non occorre andare tanto lontano con i ricordi per pensare a quando non era così….

POVERA DI STRUTTURE – Stadi decadenti, centri sportivi inadeguati, investimenti ridotti all’osso…Questo è uno degli argomenti più delicati e attuali. Sicuramente la crisi in questo settore non è legata solo al mondo del calcio, in un paese dove ci sono sicuramente problemi più gravi, però è anche vero che siamo indietrissimo rispetto a tutta Europa. Certamente , per quanto difficile, si potrebbe fare qualcosa di più; contando però anche le leggi inadeguate sugli stadi questo di più è per ora pura utopia.

POVERA DI SOLDI – Altro argomento scottante è quello economico. In quasi tutte le società la parola chiave da 2 anni a questa parte è “autofinanziamento”. Questo perchè non ci sono più soldi  e soprattutto non c’è più la voglia di spenderli per un sistema malato e in decadenza come quello del calcio (e non solo) nostrano. I presidenti, salvo qualche eccezione, hanno smesso di mettere di tasca propria denaro per tappare i buchi di bilancio delle società , che devono cavarsela da sole e con le proprie forze. Contando che sceicchi disposti a “scommettere” sul campionato italiano non ce ne sono per ovvi motivi, il divario con le grandi Europee è enorme sotto questo punto di vista. Certo, però, il fair play finanziario che entrerà presto in vigore potrebbe dare una mano in questo frangente.

POVERA DI PUBBLICO – Ed eccoci arrivati all’ultimo, scottante punto. In un campionato così ridotto all’osso, con sempre meno voglia di investire (e di investirci) , con un livello sempre più basso, è naturale che la diretta conseguenza sia un calo vertiginoso di pubblico. Negli ultimi due anni gli abbonati si sono ridotti in quasi tutte le squadre di circa 1000 unità in media (si salvano realtà sorprendenti come il Napoli, per ragioni ovvie). Ciò è legato anche alla incalzante realtà delle pay-tv, che hanno sostituito la classica giornata allo stadio, soggetti alle intemperie, con una più comoda giornata alla tv davanti ad una ciotola di pop corn o patatine fritte, come essere al cinema insomma. Certo questo ha i suoi lati positivi ma testimonia anche di come il calcio sia ormai diventato un business bello e buono, dove non gira più solo il divertimento, ma soprattutto ci sono interessi molto grandi e “intrallazzi” che sono ancora più loschi di quello che sembrano farci credere. Da qui nascono i vari calcioscommesse, calciopoli e simili, da qui la gente si stanca di seguire un qualcosa sempre meno cristallino e sempre meno interessante.

Tutti noi ci auspichiamo che il calcio torni ad essere uno sport…

 

In definitiva, per queste ragioni, il ranking europeo dell’Italia è in caduta libera: la Germania ormai ci ha staccato nettamente e ci sta per raggiungere anche la Francia.Di questo passo le nostre squadre partecipanti alle competizioni europee saranno pochissime. Bei tempi quando le nostre compagini facevano paura veramente, quando potevamo andare in stadi come il Bernabeu o il Camp Nou a giocarcela e a vincere una partita, senza festeggiare un pareggino come una vittoria…

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About Marco Ferri

Amante dello sport ma sopratutto appassionato di calcio e tifoso del Milan da sempre. Dal 2017 ho iniziato la mia avventura nel giornalismo sportivo, entrando a far parte della redazione di DirettaRadio.