Venerdì uscirà nelle librerie italiane “Io Ibra” l’autobiografia di Zlatan Ibrahimovic. Nei giorni scorsi ci sono state diverse anticipazioni, ma quelle diffuse oggi sono oltremodo molto interessanti. Dalla corsa con quel “ciccione” di Raiola per raggiungere Moggi, alle lacrime del dg bianconero, al primo giorno all’Inter. Ma andiamo per ordine.
Era il 2004, fine agosto. Ibrahimovic è vicinissimo al passaggio alla Juventus ma deve incontrare Luciano Moggi. L’incontro sarebbe avvenuto a Montecarlo in una saletta dell’aeroporto, ma nelle strade c’è un gran traffico e i due scendono di macchina e si mettono a correre per raggiungere il dg bianconero. Nel libro si legge: “Mino non si può definire un grande atleta. È un ciccione [...] Luciano Moggi, in un completo elegantissimo, era alle prese con un grosso sigaro; si capiva subito che era un individuo di potere“. Ma esattamente due anni dopo, nel 2006 scoppia Calciopoli e quello che era sempre stato un uomo di potere, scoppia a piangere: “Cominciò a piangere, proprio lì, davanti a tutti noi. Fu come un pugno nello stomaco. Non l’avevo mai visto debole prima. Quell’uomo aveva sempre avuto padronanza di sé, aveva irradiato potere e forza. Adesso all’improvviso, ero io a provare compassione per lui“. Poi la retrocessione in B della Juventus e il suo trasferimento all’Inter: “La vera sfida era rompere quei cazzo di gruppetti: brasiliani da una parte, argentini dall’altra. Li odiai fin dal primo giorno. Tutte le squadre rendono molto meglio quando fra i giocatori c’è coesione. All’Inter era l’opposto“.














































[ censored *** ]… ricordati che il diavolo fà le pentole e non i coperchi, spero che una giustizia divina ti faccia pagare tutto.
Cioè un ebete può scrivere tutto e lo pagano pure per le caz..te che dice, ed a me mi censuri a questo punto siamo arrivati in Italia , alla faccia della libertà, grazie
Caro Inter1908, la libertà qui è totale. Puoi dire tutto quello che vuoi. Ti chiediamo soltanto di non insultare e possibilmente di evitare il linguaggio scurrile. Quello che vuoi dire si può esprimere benissimo con parole civili e di solito risulta anche più efficace