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Saturday , 18 November 2017

Ibra ancora veleno sull’Inter: “Mancini era solo un fighetto. Tutti a dire grazie dopo lo scudetto, io dissi prego”

C’è ormai tanto clamore intorno all’autobiografia di Zlatan Ibrahimovic, “Io Ibra”, in uscita nelle librerie italiane domani 11 novembre. Sono così tante le anticipazioni date in questi giorni che ormai sappiamo veramente tutto sul contenuto del libro, ma allo stesso tempo siamo così curiosi di leggerlo. Dopo le parole su Guardiola, sui clan dell’Inter (la società nerazzurra ha ribattuto dicendo che è solo una trovata pubblicitaria), sulla rissa con Onewyu e l’incontro con Moggi, oggi si sono diffuse altre anticipazioni.

Ibra racconta del suo periodo all’Inter. La squadra ha appena vinto lo scudetto dopo 17 anni, al primo anno con lo svedese. Ecco cosa scrive Zlatan: “L’Inter non vinceva lo scudetto da 17 anni. Ma poi ero arrivato io e avevamo vinto due scudetti in due anni. C’era un casino pazzesco attorno a noi. Le gente si riversò in campo e in spogliatoio tutti urlavano di gioia. Ma poi si fece silenzio. Entrò Mancini, che non era così amato nello spogliatoio, dopo che aveva fallito in Champions e aveva tentennato sul suo futuro nel club. Ma aveva vinto il campionato e i giocatori si fecero avanti, uno a uno, con aria solenne e dicevano: «Molte grazie», tipo: «Ci hai tirato fuori dai casini». Poi Mancini si avvicinò a me, però io non gli feci alcun ringraziamento. Anzi. Io gli dissi: «Prego» e tutti scoppiarono a ridere, dannato Ibra”. Poi anche un’anticipazione sul suo periodo al Milan, esattamente il debutto in maglia rossonera che non andò benissimo a Cesena in cui il Milan perse e Ibra sbagliò un rigore. “Subito dopo la gara rientrai negli spogliatoi e spaccai un tavolo. L’addetto mi disse qualcosa e io risposi ‘Buono o fai la fine del tavolo’ “.

Infine siamo ancora nel recente periodo milanista, al suo primo derby da ex: “Erano come impazziti: urlavano, fischiavano, facevano
di tutto per condizionarmi, alcuni di loro cercavano di accecarmi con dei laser. Io ero perfettamente concentrato. Volevo solo prendere la rincorsa e tirare, sapevo dove: la palla sarebbe entrata alla destra del portiere. Io alzai le braccia e guardai gli ultras negli occhi, tipo: “I vostri trucchi del cazzo non funzionano, io sono il più forte!”. C’era però un problema che venne fuori da dicembre: avevo giocato ogni
partita come una finale di Coppa del Mondo ed ero logorato. Ma Allegri era nuovo, voleva vincere a tutti i costi. Aveva bisogno del suo Zlatan e mi spremeva fino all’ultima goccia“.

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About Andrea Izzo

Appassionato di calcio e di musica, ex nuotatore che si dilettava sui campetti di periferia cercando di imitare, con scarsi risultati, gli idoli Roberto Baggio e Manuel Rui Costa. Sin dalla sua nascita ho collaborato come redattore per Gamefox Network che mi ha fatto scoprire la passione per la scrittura e per il web.