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Materazzi al veleno! “Via dall’Inter per colpa di Leonardo” e ad Ibra dice “io la Champions l’ho vinta”

La Gazzetta dello Sport in edicola oggi propone un’intervista molto interessante all’ormai ex giocatore dell’Inter, Marco Materazzi che rivela retroscena sul suo addio all’Inter. Non solo, perchè ne ha anche per Ibrahimovic, Benitez e Gasperini e poi annuncia un nuovo tatoo: sul cuore ci sarà lo stemma dell’Inter. Noi vi proponiamo le dichiarazioni più interessanti.

L’intervista inizia con il giornalista che chiede “Perchè ha lasciato l’Inter?”

Risposta: “Perché alla fine della scorsa stagione mi è stato detto che non rientravo più nei piani del vecchio allenatore, che fosse stato per lui non avrei fatto parte neanche della lista Champions: una specie di “minaccia”, ma il motivo vero non lo conosco”

D: “Lo immagina?”

R: “Pare che io sia stato definito “impegnativo”. Non può essere perché sono uno che se non gioca si incazza: non ho mai, neanche una volta, fatto casino per non aver giocato, perché arrivato ad un certo punto avevo accettato il fatto che una o 50 partite non mi avrebbero cambiato la vita: essere affrontato guardandomi negli occhi invece sì, me la cambia”

D: “E perché impegnativo, allora?”

R: “Forse perché io, se vedo che una cosa non è giusta, lo faccio presente”

D: “E cosa aveva fatto presente a Leonardo?”

R: “Il vecchio allenatore diceva sempre che io davo tutto, in campo e fuori, no? Bene: senza fare casino e senza incazzarmi, ho fatto notare che nonostante questo alla fine non avevo giocato neanche la “mia” Coppa Italia. E che forse con un po’ di turnover in più l’Inter avrebbe
fatto ancora meglio. Mica turnover solo pro Materazzi: pro tutti quelli che, se erano all’Inter, evidentemente erano da Inter”.

D: “E cosa le è stato risposto?”

R: “Quasi sempre che avevo ragione, ma a casa mia si dice che la ragione si dà agli scemi. Un po’ mi sono sentito tradito, sì, ma tutte queste cose le ho già dette a lui, perché io non sono uno che parla alle spalle. ’Sta cosa mi ha sempre fregato, è stata la mia condanna”

Poi si inizia a parlare di Gasperini, ma ci sono solo poche battute. Ecco le più interessanti:

D: “Ma poi il vecchio allenatore se n’è andato: e il nuovo?”

R: “Forse anche Gasperini ha fatto scelte diverse rispetto a una mia conferma, ma io non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo e lui non mi conosce: è meno grave. Una cosa mi interessa che sia chiara: lasciare l’Inter un anno prima non è stata una mia decisione. Mi sono adeguato e a Moratti come ultima cosa ho detto: “Avrei rinunciato a tutti i soldi dell’ultimo anno di contratto per poter vincere i quattro trofei che l’Inter potrà vincere quest’anno”

D: “E di questa Inter di Gasperini cosa pensa?”

R: “Penso che è nuova, ma ha un allenatore che hanno chiamato Gasperson anche se non ha mai avuto i giocatori che ha avuto Ferguson. Adesso li ha: una bella bici Pinarello e la deve pedalare, per far vedere che quel soprannome lo merita davvero”.

Poi si passa sul personale, su rimpianti, eredi e avversari:

D: “Un rimpianto?”

R: “Non aver avuto Mourinho come ultimo allenatore: lui quelli forti di carattere li affrontava, anche a brutto muso e li faceva crescere”.

D: “E con la maglia numero 23 come la mettiamo?”

R: “La diamo a Ranocchia. Lui ha paura che sia un po’ pesantina, ma io ho preteso che sia così, perché sono sicuro che per almeno dieci anni la onorerà e sono orgoglioso che la porti un ragazzo di Perugia che io ho spinto per avere all’Inter. Anche i tifosi devono essere orgogliosi che continui ad esserci un 23 in campo: come lo sono stati, lo siamo stati, che un solo numero, l’unico possibile, il 3 di Facchetti, fosse ritirato”.

D: “E di Benitez che ci dice?”

R: “Guardi, le rispondo con le parole che Jamie Carragher ha scritto nella sua autobiografia: “Benitez è uno di quelli che sanno talmente tutto loro che se lo incontri un sabato sera al pub, dopo cinque minuti gli tiri un cazzotto”

D: “Il compagno più forte con cui ha giocato?”

R: “Ronaldo infortunato. Ma anche Eto’o: ogni volta che l’ho implorato di farmi vincere una partita, lui me l’ha fatta vincere”

D: “E quella volta, a Liverpool, che Ibrahimovic disse di chiedere Materazzi perché l’Inter aveva perso?”

R: “Acqua passata: io poi la Champions l’ho vinta”.

D: “E invece l’ultimo tatuaggio fatto?”

R: “Lo stemma dell’Inter, sul cuore: avevo lasciato il posto, adesso che non sono più un giocatore dell’Inter potevo farlo senza rischiare che nessuno mi desse del ruffiano”

D: “Ora che non è più un giocatore dell’Inter, cosa farà?”

R: “Mi sono dato tempo fino a fine agosto: se arriva un’offerta che mi gratifica gioco un altro anno, altrimenti c’è già un accordo per iniziare a lavorare in socità con un ruolo che si definirà con il tempo, ma inizierò collaborando con Piero Ausilio: settore giovanile e
scouting di giocatori”.

D: “E allenatore no?”

R: “Magari il patentino lo prendo, ma penso sia un ruolo troppo impegnativo: anche per uno impegnativo come me…”

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About Andrea Izzo

Appassionato di calcio e di musica, ex nuotatore che si dilettava sui campetti di periferia cercando di imitare, con scarsi risultati, gli idoli Roberto Baggio e Manuel Rui Costa. Sin dalla sua nascita ho collaborato come redattore per Gamefox Network che mi ha fatto scoprire la passione per la scrittura e per il web.