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Wednesday , 21 February 2018
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L’Ancona compie 110 anni: ricordi, emozione per emozione, di un tifoso lontano

Oggi 5 marzo compie 110 anni di storia calcistica l’Ancona, quella che nacque come Unione SportivaAnconitana, ma si chiamò anche Anconitana-Bianchi, Ancona Calcio fino all’attuale U.S. Ancona 1905.

Si tratta di una passione che coinvolge chi scrive dal 1998 pur non essendo esattamente anconetano, avendo per giunta mezza famiglia simpatizzante dell’Ascoli. In un certo senso i derby dagli anni Duemila condizionavano gli umori del giorno dopo.

E allora, vista questa passione “anomala” vissuta principalmente a 600 chilometri di distanza attraverso giornali e radio e nata casualmente tra i banchi di scuola in Piemonte, è giusto raccontarla in modo quasi cronologico con quei momenti rimasti sulla pelle, un pò come la maglia biancorossa che è divenuta una parte aggiuntiva del corpo. A proposito,l’Ancona ha origini nobili: è stata ispirata dai maestri inglesi ed è nata coi colori sociali del Liverpool.

Non si vuole fare una cronologia nè citare i due fallimenti o viende molto note.  Sono previsti salti temporali non indifferenti proprio per l’impossibilità di seguire le vicissitudini doriche da vicino. Ed ecco perché non ci si soffermerà sul Gol di Ventura, quello della storica promozione in B a Perugia con l’Ascoli del 2000.

1998: Ancona-Cagliari  4-1 t giornata di B che nonostante la vittoria decretò la retrocessione ma anche quella che mi fece avvicinare ai olori biancorossi. Tutto nacque per una scommessa  scolastica.

2000/01: l’anno in cui il mio status passò da simpatizzante a tifoso. Prima giornata di B : Torino-Ancona 0-2: l’apoteosi. Vittoria   in trasferta nella mia città natale con tanti granata attoniti. Una neopromossa corsara in casa dello squadrone del torneo. Lo stesso anno ha regalato il 5-2 con l’allora Favola Chievo.  E’ l’anno dell’arrivo del bomber, l’idolo assoluto Pietro Parente, 15 gol  in mezza stagione.

2001/2002: dopo l’eccellente campionato dell’anno precedente si pensava alla Serie A e invece fu una salvezza sofferta, ma coquistata da un allenatore che avevo bistrattato fino a quel momento e che – non si può negarlo – si è rilanciato grazie a quella esperienza. Luciano Spalletti arrivò al posto di Brini. La squadrà scivolò al penultimo postoper poi chiudere all’ottavo proprio grazie a colui che non aveva esperienze recenti molto positive e si era permesso di escludere dalla rosa proprio Parente, che regalava esultanze atipiche , baciando tifosi sugli spalti -ofinendoper piangere (Ancona-Palermo 3-3). La luce in quell’anno fu visibile grazie al doppio blitz genovese in 7 giorni (2-1 al Genoa 3-0 alla Samp)

2002/2003: la seconda Serie A nella storia, ma la MIA Serie A con Simoni in panchina. Un girone d’andata praticamente da capolista e quello di ritorno passato a soffrire con un quarto posto risicato con l’ultima in casa ontro il Venezia che quasi fece sfumare il sogno. Poi la rete di Perovic nel finale a mettere a posto le cose. In chiusura la marcatura di Daino nell’1-1 di Livorno che portò l’ufficialità del salto di categoria.  Anche  se non paragonabile alla storica finale del 1994, anche quella Coppa Italia fu esaltante. Vittorie con Brscia e Lecce in trasferta, fino all’illusione per 20 minuti  agli Ottavi di poter far paura al Milan (poi vincitore del trofeo)  a San Siro.

2003/2004: la stagione più disastrosa possibile conclusa con un fallimento societario: 13 punti 2 vittorie 7 pareggi 25 sconfitte 21 reti segnate 70 subite. Eppure anche quell’anno 2 soddisfazioni ci sono state: lo 0-0 in casa controla Roma in piena lotta scudetto alla terza di ritorno. C’è un mio amico che ancora piange per aer perso una giocata che gli avrebbe regalato 1200 euro. Il 2 era quotato 1.05.  In Curva c’era uno striscione che ha portato buono: “A voi ve segna Totti,a noi ce segna tutti”. E poi la gioia più grande, festeggiata come una vittoria in Champions: i primi 3 punti tutti insieme: Ancona-Bologna 3-2. Delusione profond aper un allora adolescente pieno di illusioni: l’arrivo, tra decine e decine, di Mario Jardel, uno che pochi anni prima aveva trascinato il Galatasaray in Turchia ed in Europa.  Poche partite, una delusione totale.

2007/2008: salto temporale con fallimento, C2 ripescaggio in C1 e salvezza col Teramo nel 2007, fino alla finale promozione col Taranto in casa: Mastronunzio era già il leader e si arrivava dalla rimonta di Perugia e dallo 0-0 nella finale d’andata Il 2-0 a 10 dal termine,  giugno 2008,  sembrava chiudere il conto. Ma si è sofferto fino all’ultimo istante col rischio di finire ai supplementari e se fosse successo sarebbero stati guai. “Colpa” delle idee di Mister Monaco, che avevaun’idea di calcio basata sul gol entro i primi 10  minuti e poi arroccarsi dietro negli altri 80 più recupero. Un gioco da costante attentato alle coronarie ed un rapporto prolungato basato negli anni più sull'”odio” che sull’amore da parte del sottoscritto col tecnico.

2008/2009: l’arrivo di Salvioni a 3 giornate dal termine al posto di Monaco dopo il 2-0 preso dal Pisa. La situazione pareva compromessa ma almeno nella clamorosa vittoria sul Sassuolo si era vista la luna, il gioco del calcio di Walter. Poi l’ arrivo ai play-out grazie ad un gol al ’94 in un’altra partita ed in fine la vittoria  di Rimini: Mastronunzio all’80’ su assist di Soddimo. Salvezza!

2009/2010: la stagione agrodolce. La storica lezione di calcio inflitta all’Ascoli al Del Duca, doppio Mastronunzio e Colacone. La corsa col Lecce in vetta  per tutta l’andata e poi il dramma: le penalizzazioni,il declino la salvezza all’ultima giornata – senza contare i sucessivi scandali – la fine.

Dal sogno della A all’Eccellenza con Marinelli. Una mazzata specie per chi – come chi scrive – ha vissuto anni dove sovente il punto più basso era la C1 ed era sempre una C1 a vincere. Il 2011 è l’anno del Triplete: la vittoria della Coppa Marche col Tolentino, quella vista in Tv col Marino ma soprattutto lasfida all’ultima di campionato al Recchioni di Fermo: una gara inutile,la promozione era già ragiunta, ma alla Fermana quella partita e quel campionato servivano. E così, dopo che la sfida è stata caricata dai dirigenti di casa, ti ritrovi a piangere a dirotto per il gol del pari al ’95  con la Curva dorica in festa e la desolazione dall’altra parte con in campo un’atmosfera tutt’altro che amichevole con polemiche durate mesi.

In conclusione la stagione passata, dopo 2 anni di D tra buio e qualche luce. Curiosamente il ritorno nel professionismo  proprio grazie a quel Cornacchini che allenava proprio quella Fermana e che solo ora dopo la vittoria nel derby di campionato – primo nel girone dai tempi dell’aereo del 2010  –  sta avendo un minimo della gratitudine che dovrebbe essergli tributata per due grandi stagioni.

Questa è in sintesi la storia di un tifoso che ha un’umile ma orgogliosa esperienza in biancorosso con il privilegio di poter essere presente al Dorico la sera dell’8 settembre 2010,la sera della rinascita nel tempio anconetano: qualcosa che il Del Conero non ha mai rappresentato per i tifosi.

 

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

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