Fuori anche la Di Martino: Fidal alla frutta. Tutti gli errori e le ingiustizie nelle convocazioni dell’atletica italiana per Londra


Col forfait di Antonietta Di Martino di ieri notte, la Fidal vede completarsi il disastro organizzativo e decisionale in merito alla spedizione azzurra per le Olimpiadi di Londra 2012. La saltatrice rinuncia per motivi medici e non salverà più il presidente Franco Arese come accaduto in passato. Tra le decisioni sconcertanti della Federazione, il caso dell’esclusione di Andrew Howe, per il quale c’è stata una sollevazione popolare simboleggiata dal gruppo Facebook VOGLIAMO ANDREW HOWE A LONDRA!!!, cui vi invitiamo a iscrivervi (anche se siete contrari, per alimentare la civile discussione) è il più clamoroso e simbolico, ma ce ne sono tanti altri, anche più ingiusti e anti-meritocratici. Vediamoli tutti, nome per nome.

Anna Giordano Bruno (asta). In stagione ottiene prima il minimo B indoor (4,40) poi il minimo A all’aperto (4,50). Agli italiani salta un eccellente 4,35 in una gara dalle condizioni climatiche e organizzative impossibili. Non viene portata senza addurre motivazioni di alcun genere. E’ l’ingiustizia più clamorosa di tutto il lotto.

Giulia Martinelli (3000 siepi). Ottiene 9’39″21, minimo A di quasi 4 secondi, un’enormità, nel 2011. Nel 2012 con 9’48″01 manca il minimo B di un solo centesimo di secondo. Non viene portata con la scusa che non ha confermato il risultato dell’anno prima.

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Andrew Howe (200 e 4×100). Il caso più noto. Nel 2011 ottiene 20″31, minimo A di ben 34 centesimi (sui 200!), poi si rompe al meeting di Pergine, esattamente un anno fa. La Fidal lo sostiene anche nel recupero e nelle spese mediche. Con grandi sacrifici Howe si rimette in piedi poco prima degli italiani e con una preparazione approssimativa ottiene 20″75 (con 2,2 metri contro!). Manca dunque il minimo B di 1 decimo, ma tutti vedono che lo vale ed è in crescita. Per soprammercato si decide di escluderlo anche dalla 4×100 perché “non ha partecipato ai raduni”. Certo, rischiava di infortunarsi definitivamente, per provare i cambi della staffetta! Alo suo posto viene però convocato Rosario La Mastra, onesto velocista da 10″50 ma ben lontano dagli standard olimpici (per la staffetta non sono richiesti tempi), solo perché arrivato 4° agli assoluti. Per la cronaca, è allenato dal selezionatore Di Mulo, se qualcuno vuole pensare male.

Silvano Chesani (alto). Ottiene il minimo A durante la stagione indoor 2012 (2,31), dunque sarebbe qualificato senza se e senza ma. I “ma li mette la Fidal che gli chiede di rifare almeno il Minimo B durante la stagione all’aperto. Chesani non lo fa e viene lasciato a casa

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Giupponi* e Nkoloukidi (marcia). Tutti e due fanno il minimo A rispettivamente su 20 e 50 km nel 2011, ma non andranno a Londra. Per marcia e maratona la Fidal ha previsto criteri ancor più discrezionali: in pratica decidono loro e i tempi fatti in gara contano come il due di picche. Rubino, Schwazer e De Luca vengono (giustamente) convocati.

*Una ulteriore precisazione su Matteo Giupponi (fonte il suo allenatore e indimenticato campione mondiale di marcia Michele Didoni). Il marciatore ha ottenuto il minimo A anche nella stagione 2012 con 1:20.58, ben 1’32 sotto il minimo IAAF e 47” sotto (più basso?!) minimo Fidal. Ma ugualmente non viene portato. Una cosa vergognosa.

Forse dimentico qualcuno, per esempio l’ostacolista Manuela Gentili, che verrà portata solo per la staffetta (però aveva solo il minimo B), e me ne scuso. Il punto è sottolineare come la discrezionalità delle decisioni Fidal sia ormai divenuta insopportabile. Chi è questa gente che prende decisioni sulla pelle degli atleti? Che criteri adottano, che spiegazioni danno? Nessuna. Proprio come il presidente Arese, l’uomo che ha vinto meno nella storia dell’atletica italiana, e che per soprammercato ha distrutto anche i Cds e il settore master (l’unico florido) con decisioni ai limiti dell’assurdo come vietare la partecipazione degli over 50 ai campionati di società assoluti.

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A quando una bella spazzolata sul tavolo del potere per liberarci di questi politicanti e mandare su finalmente gente che ama davvero l’atletica? A quando l’istituzione di tempi limite chiari e non soggetti alle valutazioni dei dirigenti, e di trials all’americana per far decidere il campo ove necessario? Eh no, siamo italiani e qui si è sempre fatto così… togliere potere ai funzionari per restituirlo alla pista, non sia mai detto!

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About Luca Landoni

Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Lombardia, mi occupo di sport, musica, spettacolo, politica, gossip e cultura: insomma, tutto e il contrario di tutto. Amante degli sport olimpici e del calcio minore. Ho praticato calcio, tennis, atletica leggera, tiro con l'arco e Pokemon GO. Milanese emigrato, vivo in Trentino. Contatto: info@direttaradio.it
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