Anconitana: si sta inutilmente strattonando la corda. L’utilizzo dei marchi era dato per scontato

L’Anconitana del nuovo tecnico Francesco Nocera si sta preparando al Campionato di Promozione, dunque la marcia verso il calcio che conta è ancora abbastanza lunga.

Ciononostante, è nato un minimo sbigottimento  quando il 14 agosto è stata mostrata sui social la  nuova divisa biancorossa, non recante il “Cavaliere armato”.

In seguito, la società ha diramato un comunicato quantomeno titubante, nel quale si precisava che: “Sulla vicenda del mancato inserimento sulle nuove maglie da gioco del  logo raffigurante il “Cavaliere Armato” la Società biancorossa tende a precisare che; fino a quando non verrà fatta assoluta chiarezza da parte del Comitato Salviamo i marchi non userà tali loghi“.  E che: “Visto e considerato che al momento ci sono anche altre realtà locali che ne stanno facendo uso l’Us Anconitana non lo ha inserito nei suoi prodotti  di abbigliamento”. 

Poi, però ieri c’è stata una parziale rettifica: “la US ANCONITANA, senza rinnegare o disconoscere il valore simbolico ed affettivo di detto marchio, ritiene pienamente legittima la scelta di identificarsi principalmente con lo stemma USA incrociato, in quanto detto logo richiama fedelmente l’esatta denominazione della Unione Sportiva Anconitana (USA) e sin dalla scorsa stagione, come anticipato alla tifoseria ed alla stampa in sede di presentazione, è stato scelto quale simbolo della rinascita e di conseguenza posizionato sul petto (lato sx) delle maglie da gioco e di tutto il materiale tecnico. L’idea di utilizzare il marchio USA incrociato per la rifondazione del calcio cittadino, nasce dalle profonde radici di una storia centenaria ricca di tradizione e di importante valore storico; un marchio utilizzato fino al 1980, per 75 anni consecutivi dalla nascita. Tuttavia, la U.S. ANCONITANA, ascoltate le legittime istanze richiamate dalla tifoseria organizzata, dopo aver aperto un confronto al proprio interno, al fine di armonizzare tutte le componenti cittadine per riportare entusiasmo, passione e soprattutto credibilità al calcio cittadino, messo purtroppo a dura prova dalle vicissitudini incorse negli ultimi anni, ha deciso di apporre lo stemma del Cavaliere Armato sul colletto posteriore delle maglie da gioco e della tuta di rappresentanza, come ulteriore ed importante simbolo della città di Ancona e della propria centenaria storia calcistica”.

Alla lettura del comunicato più recente è venuto da pensare: e perché non cucire il cavaliere armato direttamente all’interno dei pantaloncini? Comunque qui le cose sembrano cozzare un attimo. O dici che per sicurezza non lo vuoi usare perché lo usano altri – anche se l’anno scorso c’era e comunque pare che quello della Giovane Ancona sia diverso – oppure dici che vuoi usare  come simbolo primario l’USA come segno di totale restaurazione del passato.

In questo caso, la società potrebbe avere parzialmente ragione dicendo che in fondo quando si è scelto il nome Anconitana erano tutti contenti. Per altro, quasi tutti, magari chi è nato negli anni Ottanta è rimasto un attimo di sasso.

C’è un fatto diverso, però. Chi scrive non ha partecipato all’acquisto dei marchi da parte dei tifosi, essendo questo l’ultimo atto di Sostenuamolancona. Ciò che è accaduto dopo, però – la donazione al Comune e la successiva concessione alla società – sono la prova inoppugnabile del fatto che i marchi messi in bella mostra sulla maglia risultano essere il fattore determinante per il riconoscimento implicito dell’US Anconitana ASD come maggiore espressione del calcio cittadino. Altrimenti il comitato “Salviamo i marchi”, incaricato di convocare assemblee per destinare gli stessi,  cosa sarebbe nato a fare? 

In particolare, è evidente che il cavaliere ha un particolare valore. Negli anni di Marinelli ha permesso la riconciliazione definitiva tra parte dei tifosi e l’ex Piano San Lazzaro. Quando le cose andavano male – vedi sconfitta col Fidene – la gente si lamentava per una sconfitta subita senza nemmeno essere la vera Ancona. Mancava il cavaliere, il cui ritorno è stato il primo passo per la ricostruzione e la promozione in Serie C del 2014.

La società sta operando più che bene, ma non si vede motivo per cui strattonare la corda rischiando di creare attriti – seppur lievi – su una questione tanto semplice che non avrebbe neanche dovuto avere i presupposti per esistere.

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

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