Thursday , 28 January 2021

Quando neanche il mito basta: il crac di Zanetti è lo specchio della stagione nerazzurra

L’infortunio che non ti aspetti. La caduta del mito. Quella di ieri contro il Palermo non è stata solo l’ennesima sconfitta – la quinta nelle ultime 7 gare – della sciagurata Inter di Stramaccioni, ma potrebbe essere stata l’ultima presenza di Javier Zanetti con la maglia nerazzurra.

Il capitano, minuto 16 di un match che vedeva già i rosanero avanti 1-0 con il gol di Ilicic, corre e lotta come al solito, si spinge in area avversaria e va al cross. Un cross maledetto. Nel contrasto con un difensore del Palermo, Pupi mette male il piede sinistro e sente tirare. Crac. Il tendine d’Achille si rompe e lo costringe a versare lacrime, lacrime di dolore che non aveva mai versato in carriera. Lui, statuario capitano che ha sempre lottato più degli altri, ha sofferto più di altri quando c’era da soffrire e – meritatamente – ha gioito più degli altri.

Un infortunio, quello dell’inossidabile capitano, che è l’emblema della orribile annata nerazzurra. Una stagione negativa in tutto: risultati, gioco, fortuna. Una stagione caratterizzata da inesperienza, incapacità di gestione, scarsa – scarsissima – lungimiranza. Spieghiamoci meglio: certo, gli infortuni possono essere pura iella – e quelli di Zanetti e Milito lo sono – ma non tutti. Come birilli si sono stesi Palacio, Cassano, Cambiasso, Gargano, Guarin, M’baye, Nagatomo, Obi, Samuel e Silvestre, oltre che Mudingay e Castellazzi. Una squadra intera affossata dalla sbagliata preparazione e dal ritardo nel richiamo invernale. Spavalderia ingiustificata di un tecnico che ha ancora tanto pane da mangiare prima di diventare da Inter.

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Dal gol in finale di Coppa Uefa nel 1998, alla vittoria della Champions nel 2010 all’infortunio. Questa in sintesi la parabola di Zanetti. Nel mezzo, anni difficili, anni bui dell’era Moratti e anni splendidi, quelli di Mancini e Mourinho. Lui c’è sempre stato. Zanetti va oltre quei campioni che fanno vincere le partite e gli scudetti, di una stagione ti ricordi le sue sgroppate esaltanti, la sua esultanza dopo quel gol contro la Roma che praticamente regalò all’Inter uno scudetto, i suoi consigli ai compagni più giovani e agli avversari.

Zanetti, simbolo della lealtà sportiva e del fair play. E sono stati tanti i messaggi di solidarietà che si sono rincorsi in queste ore. Il più simpatico quello lasciato da Francesco Totti: “Ahò, nun scherza… ti aspetto al prossimo Roma-Inter, il gagliardetto delle società lo scambio solo con te”.

Certo, per Zanetti si prospettano 8 mesi di inattività, di lontananza dalla sua vita. E alla veneranda età di 40 anni sarà molto complicato tornare a giocare. Ma lui ci crede, lo vuole fortemente, non molla. E se lo vuole lui, figuriamoci i tifosi. Una storia così, non può finire così.

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Il Tractor “cambia le gomme”. Torna presto Pupi.

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